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"98% Human": Spot-choc di PETA per aiutare le grandi scimmie


"La grande scimmia è stata costretta a fare numeri in televisione e a posare per foto commoventi per DeaKids, strappata dalla sua terra natale, vittima di abusi dietro le quinte e imprigionata in uno zoo di periferia. Tu la faresti finita?". Ecco il video-choc di Peta, dal titolo "98% Human", che ha vinto un "Leone d'Oro" all'ambita rassegna francese "Cannes Lions" di questa estate. Questo filmato avvincente di Peta - si legge sul sito dell'associazione animalista internazionale - sta continuando a cambiare il modo di pensare sull'industria dell'intrattenimento legata alle grandi scimmie.
Questa settimana, il vicepresidente di Peta Dan Mathews ha fatto proiettare "98% Human" al Summit sulle grandi scimmie nel Wyoming, negli Stati Uniti, e gli esperti di fauna selvatica a livello mondiale hanno risposto con una standing ovation dopo aver visto questo spot provocatorio, che ha spinto numerose grosse agenzie pubblicitarie a smettere di sfruttare i primati.
Peta - si legge ancora nella nota - non vuole misurare il successo del video con i premi e gli applausi, ma con i risultati. Dopo il Wyoming, Mathews è volato a New York e ha proiettato il video durante la vivace "Settimana della pubblicità", in cui era ospite anche la BBDO, la mega-agenzie che ha donato lo spot all'associazione animalista. L'incontro ha richiamato centinaia di direttori creativi da tutto il Paese, che non solo hanno promesso di lasciare le scimmie fuori dagli annunci, ma anche di inserire messaggi pro-animali nelle loro campagne. Insomma, "98% Human" ha avuto un successo del 100 percento.

Ecco di seguito lo spot:


Fonte: Nelcuore.org

PETA shock: avrebbe effettuato l’eutanasia su più di 1600 animali

Questa notizia ha scioccato tutto il mondo, considerando che finora, sentendo parlare dell’associazione per la difesa degli animali PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), si pensava ad un nome di grande riferimento sul panorama mondiale animalista. Eppure sembra che la PETA ora debba discolparsi da accuse non certo leggere: dati documentati attestano infatti che nel rifugio di Norfolk, in Virginia, l’anno scorso la PETA ha effettuato l’eutanasia su 1647 animali domestici, mentre solo 25 ne sono stati adottati nel 2012.

Secondo le statistiche del Center for Consumer Freedom (associazione per la difesa dei diritti dei consumatori),  nel 2012 il rifugio PETA di Norfolk ha ospitato 1110 gatti e 733 cani. Di questi, 22 gatti e 108 cani sono stati trasferiti, 2 gatti e 3 cani sono stati reclamati dai legittimi proprietari, e a 1045 gatti e a 602 cani è stata tolta la vita con l’eutanasia. 34 gatti e 7 cani sono invece stati collocati sotto la voce “Miscellanea”.


Ma non finisce qui, perché questo problema non sarebbe sorto nell’ultimo anno scorso: infatti il Center for Comsumer Freedom già nel 2009 aveva denunciato l’utilizzo ‘sconsiderato’ dell’eutanasia da parte della PETA e, sempre secondo i dati di quest’associazione, dal 1998 la PETA avrebbe ucciso ben 29.398 animali domestici.

La PETA si difende affermando che l’eutanasia è stata applicata come necessità. Il punto è che le parole dell’associazione descrivono come ‘necessità’ la sovrappopolazione degli animali e il loro essere ‘inadottabili’, e questo ha creato non poco sbigottimento fra gli animalisti. Ha detto infatti il portavoce della PETA:

    "La maggior parte degli animali che prendiamo in custodia sono rifiutati dalla società, sono aggressivi, su punto di morte, o comunque non adottabili."

In pratica, dunque, l’associazione ritiene ‘necessario’ praticare l’eutanasia su animali non adottabili, e questo ha sconcertato non poco il mondo animalista e non solo, lasciando tutti perplessi sia per l’azione in sé che per le motivazioni addotte. E se si considera che si tratta di un’associazione che si proclama in difesa dei diritti degli animali, lo sgomento non può che crescere notevolmente.

Katy Perry nel mirino di PETA: animali veri nel video "Roar"


La giungla, le tigri, i coccodrilli, le liane e una Tarzan in versione super-sexy: sono gli ingredienti del nuovo singolo "Roar" di Katy Perry, divenuto in pochissimo tempo il più ascoltato negli Stati Uniti. Ma il filmato ha fatto infuriare gli animalisti che l'hanno definito "crudele". "Gli animali usati per l'intrattenimento sopportano terribili crudeltà e soffrono per il confinamento in spazi ristretti e per i metodi di addestramento violenti", ha denunciato un rappresentante di Peta. "Diventano stressati e ansiosi", ha sottolineato. Secondo l'associazione animalista internazionale, inoltre, "il Serengeti Ranch, l'espositore che crediamo abbia fornito gli animali per il video Roar è stato oggetto di 22 ispezioni da parte del Dipartimento dell'Agricoltura Usa dal 2001".
"Roar", comunque, è uno dei singoli di successo in giro per il mondo. A partire dagli Stati Uniti, dove la cantanta ha già venduto oltre due milioni di copie. E in Italia è stabile nella Top5 ufficiale dei singoli più venduti.


Fonte: Nelcuore.org